Re–bicicletta 2

Nel 1985 vinsi un concorso a premi del quotidiano “Il Messaggero” di Roma, accaparrandomi una delle dieci Bottecchia unisex in palio (ruote grandi, 6 marce e abbastanza leggera). E’ quella della foto di Montecarlo dell’articolo precedente. Una sera piombarono in casa giornalista e fotografo e il giorno dopo in cronaca c’era un articolo di mezza pagina al centro del quale spiccava la foto della mia famiglia.

A quel tempo, emiliani stupite, a Roma pochissimi si spostavano con la bici. In compenso nelle ore di punta per entrare ed uscire dalla città si formavano (e si formano ancor oggi) “ingorghi a croce uncinata” di Bellavistiana memoria.

Decisi di provare ad usare quel premio per andare al lavoro e il risultato fu un successo. Mia sorella lavorava nello stesso posto e pur partendo insieme, arrivava dopo di me.

Di qui a spostamenti più lunghi il passo fu breve. Nei fine settimana raggiungevo gli amici al mare. Solo una trentina di chilometri ma non lo faceva nessuno e sembrava di compiere un atto eroico. Il tratto più bello era quello finale, prima nella pineta di Castelfusano e poi sulla litoranea sospesa tra la tenuta presidenziale e le dune della splendida spiaggia di Castelporziano.

Era come fare una piccola rivoluzione personale: da un lato rifiuto delle convenzioni, opporsi alla logica borghese; dall’altro benefici enormi.

I reazionari non tardarono a farsi sotto. Particolare il ricordo di alcuni parenti “berluschini” (indovinate oggi a chi vanno dietro..….): “…ma dove vai con questa biciclettina….?” Scornati per il mio snobbare lo scherno, affondavano la lama lamentandosi con i miei: “..era tutto sudato….!”. M’è gradita l’occasione per dedicargli questo pensiero affettuoso:

Mio padre anche a seguito di quelle stoccate maligne, non esitava a definirmi “un diverso”, solo perché le sere d’estate preferivo usarla per andare in centro invece che cercare per ore un parcheggio a pagamento. Mai offesa m’ha reso più orgoglioso delle mie diversità che quel gergo a ferire mi avrebbe fatto desiderare di ben più ampia portata. Infine il capo al lavoro, che senza mezzi termini affermava: “tu devi pagare la benzina, come facciamo noi….”.

Insomma quasi un Don Quijote lanciato contro i mulini a vento.

Il salto di qualità c’è stato con il cicloturismo, di cui racconterò nel prossimo articolo, dal quale ho imparato l’uso “intermodale” tra bicicletta e treno, in alcuni casi addirittura aereo.

Quando mi sono trasferito in Toscana, ero solito tornare a Roma in automobile ma dopo aver foraggiato il Comune di Santa Marinella pagando una salatissima contravvenzione da autovelox (Alle 5 di mattina, nessuno in giro, auto lanciata a 58 Km/h con limite di 50), decisi che quella sarebbe stata l’ultima volta.

Cominciai ad usare il treno regionale con la bici al seguito. Malgrado la lentezza della linea (comunque pari al tempo automobile), solo vantaggi: possibilità di dormire, di leggere, di vedere un film sul PC, di non dipendere dai mezzi pubblici all’arrivo, di poter portare (nelle borse da cicloturismo) molto più bagaglio e senza farlo pesare su braccia o spalle, grande economia d’esercizio.

Il limite di questa soluzione è dato, oltre che dalla bassa velocità, dalla vetustà e poca capienza del materiale ferroviario italiano. Addirittura in un caso di treno vecchissimo e senza spazio per bici, il capotreno si dimenticò di restituirmi il velocipede che aveva messo nel bagagliaio. Rimasi come uno scemo vedendo ripartire il treno e dovetti andare a piedi a casa camminando al buio per cinque chilometri….

Con l’avvento di NTV e quindi della concorrenza, i costi dei biglietti per l’alta velocità sono scesi moltissimo. Se si riesce a sfruttare gli sconti e si prenota er tempo, si spende addirittura meno che per un treno regionale. E’ però possibile portare solo biciclette pieghevoli e quindi mi sono adeguato.

Sin qui le cose belle, un rapido cenno ai problemi.

Ho già detto dei treni vetusti e con poco spazio per le bici. L’alta velocità assicura ai gestori gran lucro e per questo i materiali sono migliori ma lo spazio a disposizione è ancor meno. Se tutti o solo molti si spostassero in questo modo non ci sarebbe posto per tutti. Sono anche incappato in comitive di turisti con bagagli come frigoriferi e con gran faccia tosta che solo l’ospitalità perdona, li ho sentiti lamentarsi dello spazio occupato dalla mia “biciclettina”

Bellissimi certi personaggi, ai quali non cagiono danno o fastidio alcuno (sono sempre molto attento in questo) che si rivolgono al capotreno per chiedere se sono autorizzato a caricare la bici. Maledetti, peste li colga.

Molto serio il problema del furto totale o di soli componenti. Ho dovuto sostituire gli sganci rapidi di sella e ruote con bulloneria di sicurezza. Non basta un semplice lucchettino , ho una catena che pesa più della bicicletta. Va assicurata a qualcosa di molto solido e alto perché da un semplice cartello stradale si può sfilare.

Infine il traffico e l’inquinamento. Per il primo bisogna avere occhi anche per chi abbiamo attorno, automobilisti ma anche pedoni che non ci sentono arrivare. Per l’altro bisogna pedalare lentamente, il vantaggio sarà comunque tangibile e diminuirà anche il rischio di incidenti. Mantenere il cuore a poche pulsazioni senza raggiungere la soglia aerobica che farebbe ingurgitare più veleni.

Lunghetto quest’articolo per i miei gusti e manco una foto! Ne avrei avute da raccontare spero di poterlo fare rispondendo ai vostri commenti, di aver tenuto comunque viva l’attenzione e che qualcuno sia arrivato a leggere fin a qui.

Concludo condividendo un pezzo eccezionale: Francois Giroud nel 1985, su L’Express” lanciò questa proposta di legge d’iniziativa popolare:

– Art.1: L’uso dell’automobile è vietato ai privati su tutto il territorio nazionale. Soltanto i veicoli assolutamente utili (ambulanze, camion per approvvigionamento, etc.) sono autorizzati a circolare;

– Art.2: I lavoratore dell’industria automobilistica saranno addetti a fabbricare biciclette;

– Art.3: Un’apposita commissione risolverà tutti i problemi di carattere economico che ne conseguono”.

Francois Giroud aggiungeva a commento: “risultati immediati: più nessuna automobile, quindi più nessun incidente, nessuno sciopero dell’industria automobilistica , nessun bisogno di benzina tranne quella strettamente necessaria. Maggior combustione di grassi da parte di tutti i cittadini costretti ad andare in bicicletta. Vantaggi per la salute pubblica. Più consumo di burro per la gioia degli agricoltori”.

Non sembra questo signore un precursore dei profeti della “decrescita felice?”

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25 pensieri su “Re–bicicletta 2

  1. Città senza automobili: il miglior regalo che l’umanità si possa fare. Sarà per questo che adoro andare in Olanda… tutti in bici (neonati compresi) con ogni condizione meteo. Vabbè che la conformazione del suolo aiuta…

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    1. Nessuna nostra città ha le salite di S.Francisco dove pure in molti usano la bici. L’Olanda é tutta in piano ma il vento forte contrario é molto più frustrante della salita. Ci stanno “truffando” con la storia dell’auto elettrica, quando le avremo tutti ci diranno che per farle andare tutte insieme è indispensabile il ricorso alle centrali nucleari.

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  2. moooolto interessante, Maker! io ci ho provato, bici per spostamenti cittadini e poco fuori, sarebbe andato tutto benissimo, benissimo benissimo se non fosse stata presente: la tracotanza e imbecillità degli automobilisti che mi hanno quasi messo sotto alcune volte, lo schifosissimo odore dei gas di scarico che ti impestano pelle, capelli, vestiti (Genova è. molto ventosa e l’aria non stagna mai troppo di puzza di auto ma lungo la strada te li respiri eccome e te li appiccichi addosso). Quando ero in France era tutta un’altra cosa, sia in Aquitaine (centinaia di km di piste ciclabili, posteggi, cicloriparatori ecc…) che e a Menton (dove ti sposti tranquillamente anche nel traffico più trafficoso, tra auto che trasportano al seguito barche barchette e affini, ristoranti sul lungomare con camerieri che sguisciano da un lato all’altro coi piatti e bicchieri ma tu hai il tuo posto come ciclista e hai diritti di conseguenza). Purtroppo qui ho rinunciato, a malincuore, ma non era neppure più un divertimento…ora mezzi pubblici e tanto tanto a piedi…

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  3. Maker! possono scrivere quello che vogliono ma l’odore dei miei vestiti e quello che trovavo sui dischetti struccanti (io non mi trucco quasi niente solo poco ombretto e mascara) lo so io, altro che Repubblica! è un bel dire, se sei a mezzo metro da un tubo di scappamento, cosa fa il gas? se ne va da un’altra parte facendo un bel giro alla larga dalla tua persona? sicuramente se vai in scooter o in auto coi finestrini tirati giù sarà così ma ce ne passa da pedalare nel traffico. o essere seduta su un treno….

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  4. continuo…per le salite nessun problema, con un poco di marce la pillola va giù…la velocità è indubbia: meno della metà che col bus (l’auto non la contemplo neanche, l’ho perfino regalata da un amico…) ma il “sucido” (sporco in genovese) non ce lo toglie nessuno…la statistica di Repubblica è inglese….piste ciclabili? qui quasi non abbiamo più i marciapiedi, son diventati carrabili!

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  5. Se solo tutti ragionassero così! Io non ho l’auto e mi sposto con i mezzi pubblici, ma poche volte sono stata bene (parlo proprio di benessere fisico di tutto un periodo) come quando mi spostavo in bicicletta. Penso sempre di comprarne una, ma qui a Melbourne guidano come dei pazzi e non ci sono tante piste, mi sento un po’ insicura!

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    1. Per risponderti non basterebbe un’altro articolo. Una rivoluzione non dev’essere per forza immediata e violenta. In particolare quella della bici dev’essere dettata dal piacere di usarla prima che dall utilità che se ne trae. La regressione al gioco dell’infanzia può essere una chiave d’accesso. Ciascuno con le proprie possibilità: non subito 100km ma brevi giri sotto casa a sempre più largo raggio. Le salite, l’allenamento, il traffico, sono fatti concreti ma amplificati dalla nostra abitudine alla vita comoda alla quale io, forse prima di chiunque altro, inevitabilmente tendo.

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      1. Ma anch’io 🙂 Infatti ho iniziato piano piano qualche anno fa, ritrovando il piacere di quando pedalavo da piccola. Adesso sogno la bici ma finisco sempre per vivere in posti dove non è il massimo (grandi città con guidatori pazzi). Anche l’aspetto della salute non è per niente secondario 😍

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    2. Dimenticavo: i mezzi pubblici, se efficienti, rendono inutili molti dei vantaggi del velocipede. Non so se ti arrivano o se ricordi notizie dei nostri: affollamento, imbottigliati nel traffico, frequenza ridicola e, ultimamente, anche frequente “autocombustione”. C’è da vergognarsi….

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