Re-Bicicletta 1

Da qualche tempo non pubblico articoli sul tema del blog: costruire, riparare, modificare. Ho divagato….. Però ho recentemente finito di “montare” una bici pieghevole di cui vado molto fiero. L’ho più volte annunciato ma non ho ancora scritto nulla sull’argomento. Questo perchè ci tengo molto e voglio precedere  l’asciutta descrizione tecnica raccontando dei molti corollari connessi al mondo della bicicletta.

Il primo è l’approccio rispetto all’età.

Sono note le strip con il fratellino di Linus traumatizzato sul seggiolino della bici della mamma lanciata a folle velocità. In realtà credo che i bambini siano molto felici di questi giretti.

Un bimbo può iniziare ad andare in bici a tre anni, ovviamente con le rotelle laterali.

anni tre

Inappuntabile, la sciatteria della calza è un vezzo voluto e cercato

Chi non ricorda il momento in cui per la prima volta, tolte le ruotine, si conquista l’equilibrio? E che grande emozione deve provare il genitore per aver instillato uno dei primi aliti di libertà e indipendenza?

Nella preadolescenza la bici è il “vorrei ma non posso” del ciclomotore, amplifica ulteriormente l’indipendenza. Non più un giocattolo ma un mezzo di locomozione per raggiungere gli amici, esplorare, sentirsi grandi.

anni undici

Gioventù bruciata….

Con la maturità, ma alcuni fortunati ci arrivano prima, la bicicletta può diventare la passione della vita. Pur non essendo un “fissato”, questo è il mio caso. L’allenamento contribuisce al fisico asciutto e scattante; incentiva l’attenzione verso l’incolumità propria e degli altri, all’amore per la natura e per l’ambiente. Aiuta la salute del sistema cardiocircolatorio, muscolare, nervoso e contribuisce al benessere fisico e psicologico. Non allunga la vita ma la rende più piacevole allontanando fattori di rischio come sedentarietà, obesità, ipertensione e fumo. Il consumo calorico è elevato, si dimagrisce. I muscoli di gambe e  polpacci si definiscono come in certe foto da studente di medicina.

anni 25

Il meccanico della limousine aveva finito le auto sostitutive….serisci una didascalia

Affrontare salite e discese è una metafora della vita, che di volta in volta presenta momenti di grande felicità o depressioni spaventose.

Una splendida serie di metafore nidificate una nell’altra sono nelle parole di una bambina che spiega all”amica Elena in “Sabotaggio d’amore” di Ameliè Nothomb.

Per concludere questo primo capitolo ne riporto qualche brano.

  • Ho un cavallo.

Mi guardò con aria incredula. Io stavo godendo. Un cavallo di peluche?

  • Un cavallo sul quale galoppo dappertutto.

Un cavallo qui, a San Li Tun? E dov’è?

La sua curiosità mi incantò. Mi precipitai alle scuderie e tornai sulla mia cavalcatura.

Con un’occhiata Elena capì la situazione.

Alzò le spalle e disse con totale indifferenza, senza neppure farmi la carità di prendermi in giro: Non è un cavallo, è una bicicletta.

  • E’ un cavallo, assicurai io placidamente.

A Pechino avere una bella bicicletta era normale come avere le gambe. La mia aveva acquistato nella mia vita una tale dimensione mitologica che era assurta al rango equestre.

Il solo modo per smettere di soffrire è avere la testa completamente vuota. Il solo modo per vuotarsi completamente la testa è andare più velocemente possibile, lanciare il cavallo al galoppo, appoggiare la fronte contro il vento, non essere che il prolungamento, il corno dell’unicorno, con il solo scopo di fendere l’aria.

  • Elena è cieca.
  • Questo cavallo è un cavallo.
  • Ogni volta che c’è liberazione per mezzo del vento e della velocità, c’è un cavallo.
  • Definisco cavallo non ciò che ha quattro zampe e produce sterco, ma ciò che maledice il suolo e me ne allontana, ciò che mi solleva e mi costringe a non cadere , ciò che mi calpesterebbe a morte se cedessi alla tentazione del fango, ciò che mi fa danzare il cuore e nitrire il ventre, ciò che mi costringe a un’andatura così forsennata che devo stringere le palpebre.
  • Definisco cavallo quel luogo unico dove è possibile perdere ogni ormeggio, ogni pensiero, ogni coscienza, ogni nozione di futuro, per essere solo slancio, vela spiegata.
  • Definisco cavaliere colui che il suo cavallo ha sottratto all’insabbiamento, colui che il suo cavallo ha reso alla libertà che fischia nelle orecchie,
  • Ecco perchè nessun cavallo ha mai meritato il nome di cavallo quanto il mio. Se Elena non fosse stata cieca, avrebbe visto che quella bicicletta era un cavallo e mi avrebbe amato.

Un pensiero a C.A. Che non credo leggerà mai queste righe e che 8 anni fa ha regalato ad un cieco questo libro. Abbiate cura di chi vi regala il libro giusto al momento giusto anche se in quel momento non potete vedere.

Continua…..

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