Salone di Milano: DeLightFul.

Nel padiglione 15 di Euroluce 2017 sicuramente uno degli spazi più riusciti di tutto il Salone. Un progetto di menti eccelse a livello artistico prima che commerciale, messo in pratica con maestria. Un pretesto per esporre, valorizzando ulteriormente, “pezzi” che di valorizzazione non hanno certo bisogno. Quasi un museo di arte moderna.

Luci, musica, composizione: tutto perfetto.

Un gran peccato che ormai sia stato smontato e non trasferito.

Rimarrà questo cortometraggio, che in Fiera poteva essere goduto su grande schermo sdraiati sui divani più belli e famosi tra quelli oggi in produzione,  a consolarci che non potremo mai  abitare in quello spazio o in quel bosco.

Mi spiace modificare l’articolo dopo che molti l’hanno già letto ma l’amico Paolo Marchesini, noto sceneggiatore e grande esperto di cinema, mi ha fornito indicazioni preziose che m’erano sfuggite o avevo dimenticato

Matteo Garrone è lo stesso regista che ha diretto Gomorra, a sentire Paolo il bosco del video potrebbe essere lo stesso del film presentato a Cannes nel 2015: “Il racconto dei racconti”.

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6 pensieri su “Salone di Milano: DeLightFul.

    1. Non è una domanda facile. Innanzitutto bisogna rimanere con i piedi per terra e ricordare che è un’operazione commerciale. Poi ci si può proiettare se stessi ed i propri valori. In quest’ottica mi piace il contrasto tra l’ambiente di lavoro (cementizio) e quello della famiglia (la natura); che un lungo cammino li separa; la normalità della coesistenza tra diversi concetti di famiglia; irresistibile la bimba che gioca a nascondino nell’armadio. Apprezzo meno la figura arcaica di Penelope che rimane a casa ad aspettare il ritorno del suo Odisseo. Tecnicamente, avendo fatto superotto con cotanti amici ed amando smontare i film, mi piacciono i tempi, i movimenti della macchina da presa, le inquadrature, le luci ma si tratta pur sempre di un “maestro”.

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      1. E’ vero, formalmente è ineccepibile. A me però trasmette un senso di freddezza (il contrario che a te), cioè anche le scene di vita familiare, per quanto in effetti siano positive e serene, mi sembrano distanti, ma forse perché visivamente trovo disturbante vedere la natura “colonizzata” da mobili e suppellettili… una specie di occupazione/invasione. Ma la tua visione me lo ha fatto vedere anche in un altro modo. Comunque questo video rientra proprio nella categoria “dimensioni parallele”, vero? 😉

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      2. Città, coste cementificate, piccole e grandi fabbriche, traffico di automobili nell’ora di punta sono vere colonizzazioni della natura. Gente che abita nel bosco dev’essere ben strana non mi stupisce che tu la senta distante. Ed infine la sensazione di freddo: sai che reumatismi con tutta quell’umidità?

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  1. Non è per la gente che abita nel bosco ma perché ci abita coi mobili… sono i mobili a darmi “fastidio”, se ci fossero le persone che vivono nella natura tipo elfi non le sentirei distanti. E poi sì, tu scherzi ma in effetti il regista ha scelto proprio di inserirle in un clima freddo (si vedono le nuvolette di vapore quando respirano) e nebbioso… quindi sarà anche per quello che mi trasmette freddo 😉 Scherzo, è anche la musica, è tutto che mi risulta volutamente un po’ freddo e poco attraente. Il che è una scelta originale da parte del regista (è più comodo rappresentare una vita nella natura in modo più caldo e confortevole) e mi ero chiesta perché (ma mi interessava anche capire se ero solo io a vederla così o no)…

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