Ambiente di lavoro “google” fai-da-te!

Nella mia vita precedente, quando mi atteggiavo yuppie rampante, deprecavo vedere sulle scrivanie, specialmente quelle degli uffici pubblici, piante e piantine curate dagli stessi impiegati.

Mi sembrava un’ostentazione, un voler “marcare il territorio” e comunque distogliere attenzione dal fine istituzionale.

Con la canizie tempiaria incipiente mi sono dovuto ricredere e per fortuna che certi cambiamenti avvengono.

E’ famoso l’esperimento del 1923 ad opera di Elton Mayo su un gruppo di operaie di uno stabilimento di Hawthorne (USA) e se fa accapponare la pelle l’idea di esperimenti sui topolini, quelli sulle “operaie” fanno addirittura orrore. Si osservò che riducendo l’illuminazione dell’ambiente di lavoro fin quasi al buio, al contrario delle aspettative, queste lavoravano di più.

La congiuntura sfavorevole ci mette tutti nella condizione di queste operaie. Si scrive produttività ma si legge: fare di più, in meno tempo con meno strumenti e retribuzioni più basse. Tanto è facile trovare qualcuno più disperato disposto a fare meglio in condizioni ancora peggiori. In Giappone ci provano da sempre con il risultato di un alto tasso di suicidi. Un modo per sfuggire a questa logica perversa è trovare delle dimensioni parallele in cui rifugiarsi nei momenti di sconforto.

Una di queste l’ho trovata in un giardino che curo nell’open space in cui lavoro, rigorosamente durante/invece la pausa pasto. In questo articolo racconto solo di un angolino ma ho già fatto cenno ad altri nei precedenti articoli.

Qualche anno fa ereditai da una collega che aveva tutte le qualità possibili immaginabili ma non certo il pollice verde, una piantina grassa con due foglie (dico due) di cui una caduca tutta gialla e l’altra con un bruco a bordo che la stava divorando. Con santa pazienza e come scriverebbe Dickens, “l’ho tirata su per mano” e l’ho riprodotta per talea (la piantina, non la collega).

Negli ultimi mesi ho verniciato due cassette, residui contenitori di quei regali natalizi che non si usa fare più e ne ho costruite altre tre smontando, piallando e segando pezzi di pancali rotti. In queste cassette, isolate prima con del “tessuto ombra” e poi con del polietilene ho trapiantato le succulente in una miscela di sabbia di fiume e lapillo (in prevalenza), terriccio e stallatico (qb). Il risultato si vede in foto e m’è spesso di gran conforto indugiare qualche secondo carezzando una foglia ed illudendomi che la pianta sia gratificata dal contatto come lo sono io.

Qualche osservazione sulle reazioni dei colleghi. La maggior parte, presi dalle loro preoccupazioni, sono rimasti completamente indifferenti. Segue a ruota un’alta percentuale di persone che non hanno espresso apprezzamento diretto ma hanno manifestato il desiderio di poterne avere una in regalo. Una sola è arrivata ad affermare: “per questo posto non valeva proprio la pena…:”. L’ultima è rimasta sinceramente meravigliata ed entusiasta ma comunque non ha resistito a chiedere in regalo una piantina.

Tutto sommato un successo, visto come vanno le cose nel mondo avrei potuto trovare tutto distrutto per sfregio.

Annunci

3 pensieri su “Ambiente di lavoro “google” fai-da-te!

  1. Ciao… Mi soffermo sul tuo incipit, perché io lavoro in un ufficio pubblico e il mio settore è pieno di piante, cosa che all’inizio mi ha colpita. Adesso mi sono abituata e affezionata a queste piante. Nel mio ufficio c’erano già delle piante ma non le sentivo molto mie. Quando una cara collega è andata in pensione, una parte di una grossa pianta che stava nel suo ufficio l’ho presa io, non pensavo di poter voler bene a una pianta e invece, per la proprietà transitiva, sì.

    Mi piace

    1. Non credo so tratti di semplice proprietà transitiva. Vedo due aspetti:
      La collega può aver lasciato la pianta perchè non aveva in casa un posto adatto ma anche perchè voleva definitivamente “staccare con il passato”; Per quanto invece ti riguarda credo che averla adottata ti faccia sentire meno la sua mancanza. Non credo ti saresti presa cura di qualcosa appartenuta ad un collega odioso. Grazie per la visita e per il commento anche se ancora non mi segui…. ;.)

      Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...