Ciaone

E’ bellissimo ritrovarsi ancora una volta felice di poco.

Stavolta lo sono perchè per una serie di fortunate coincidenze ho ritrovato i ricordi di un viaggio tanticchia folle fatto in Sicilia tanti anni fa: le foto, l’agendina degli appunti e, soprattutto la scheda tecnica del Ciao che avevo smontato fino all’ultimo bullone e ricostruito previa modifica ed elaborazione di ogni singolo pezzo. Toccava i 100 km/h ma per l’integrità del mezzo e del “pilota” non era opportuno tenerli a lungo……

Ricordo che avevo con me il libro “la concessione del telefono”. Il narrare di Camilleri mi faceva ridere forte e faceva un bell’eco alle voci delle persone che incontravo.

Il racconto di Viaggio

Siamo al 14 di agosto del 1999 e applicando la tecnica del “pensa positivo”, appresa in-utili seminari, riesco ad immaginare le ferie appena iniziate come le peggiori dell’ultimo lustro.

Alla fine di luglio la fida Yamaha, compagna di tante avventure, si era ammalata di fortissima emicrania. Le complicanze, gravissime, portavano alla bruciatura della guarnizione della testa con copiosa e desolante perdita d’olio.

Pochi giorni dopo, complice il nervosismo indotto al sottoscritto dall’episodio precedente e dalla calura tropicale, anche la fidanzata perde la testa, e si imbarca su un volo  per la Florida con, dice lei, la sua amica.

Sono stremato perché per meritarmi le ferie ho concluso il ciclo di lavoro che normalmente, ma con fatica, si chiude in 30 giorni solo in 14. Certo ho lavorato 12 ore al giorno anche nei week-end, ma volete mettere la soddisfazione?

Gli amici impiegati, manco a dirlo, sono tutti partiti. Di alcuni già arrivano le cartoline.

Tanto premesso, immediatamente svicolo il pur cortese invito del capo ad accompagnarlo sulle sue montagne trentine. Miracolosamente evito anche l’insidia dell’invito degli zii a rimanere una settimana a Ladispoli, dove con il parentado al completo si festeggerà il Ferragosto.

Quando tutto sembra perso, ecco l’illuminazione: Roma-Favignana-Roma con il Ciao!

Palermo_Trapani

Si, proprio il mitico Piaggio (classe 1983) che sonnecchia inutilizzato in cantina e che ora sembra godersi la rivincita. Dopo due o tre tentativi di rapina riesco ad assicurarlo ad un costo non dico equo, ma sopportabile. Parte al primo colpo, così la messa a punto si limita a: spolveratina, candela nuova e controllo pressione pneumatici.

A dire il vero è ipervitaminizzato e personale,  vedi scheda tecnica , residuo vezzo di una mania antica consacrata, però a ben più caro prezzo, dai pronipoti harlysti. Comunque, sebbene molto più performante mi riprometto di non superare i 50 km/h.

L’assetto: caschetto jet; guanti di pelle; jeans e giubbotto leggero. Il bagaglio è limitato a: tenda igloo e sacco a pelo sul portapacchi posteriore; piccola borsa rettangolare sul pianale tra le gambe e zainetto a spalla.

L'assetto di viaggio

Il giorno 16 via, “on the road”, rigorosamente senza prenotazioni e come unica pianificazione la meta finale. La”road“non è la US66 ma la comunque fascinosa Via Flacca . A Sperlonga ci concediamo tuffo e pranzo io e pieno di miscela al 2% lui (l’olio lo aggiungo io perché è viziato). Siamo a Napoli con largo anticipo rispetto alla partenza della nave per Palermo che è prevista per le otto di sera, acquisto al volo il biglietto: ciclomotore e posto ponte Lire 117.700.

Faccio un giro per la città ed il mio casco, forse perché ben allacciato, immediatamente insospettisce due agenti in borghese in moto che per fortuna lasciano correre (per quanto concesso dalla cilindrata ridotta).

Ormai salpato, apprezzo lo spettacolo del Golfo di Napoli impreziosito dalle luci della notte e ripenso divertito alla imponente ma gentile signora di Pozzuoli alla quale nel pomeriggio avevo chiesto indicazioni per il porto: questa dopo aver squadrato il motorino affermava: “iè lontano assaii!”, tuttavia subito dopo si rammaricava che fossi troppo carico per darle un passaggio e questo restituiva fiducia a uomini e mezzi.

Sulla nave c’è anche il cinema e, prima di trovare un angolo dove aprire il sacco a pelo, vedo un film.

La mattina alle otto del giorno dopo la nave arriva a Palermo. Chiedo indicazioni sulla strada per Mondello e m’imbatto ancora una volta nella persona sbagliata: l’indigeno isolano infatti, ritiene 15 km una distanza eccessiva per la mia cavalcatura. Sdegnato tiro dritto. Trovato il campeggio deposito i bagagli e torno a visitare la città, che è ricca di vestigia barocche e borboniche ma quello che mi colpisce di più è l’esplosione di vita e colori del mercato della Vucciria.

vucciria

Concessionaria

La sera in campeggio conosco un altro motociclista solitario: arriva da Verona con un’anziana “Tenerè”. A cena mi racconta che non ha preso nave, ha macinato molti km ed è sollevato nel trovare ”uno più matto di lui”. Francamente non so come interpretare l’affermazione.

Un collega

La mattina successiva decidiamo di partire insieme, ma dopo il mio secondo inconveniente logistico causato dall’errata sistemazione dei bagagli, rapidamente si defila, concordando un fantomatico appuntamento al quale non si presenterà. Ad oggi non posso biasimarlo ed anzi lo saluto con simpatia.

La costa da Palermo a Catania, che un tempo doveva essere di straordinaria bellezza è devastata da un dedalo di costruzioni, molte delle quali destinate solo alle vacanze, non presenta attrattive tranne che per alcune eccezioni. Molto bella, ad esempio, la zona di Scopello con la sua larga e lunga bianca spiaggia, soprattutto dalla prospettiva che se ne ha dal promontorio che la domina.. Interessante trovo anche la vicina tonnara ormai assunta al ruolo di stabilimento balneare.

Tonnara di Scopello

San Vito Lo Capo

Castellammare del Golfo

Meritano infine la visita i resti dell’insediamento di Segesta, evitando accuratamente l’autostrada, che neanche ci vuole (ndr), si percorrono stradine deserte tra filari di vite, manco a dirlo il mio burchiello frulla che è un piacere. Mi piacerebbe molto assistere allo spettacolo teatrale che si tiene di notte nei ruderi dell’anfiteatro romano però non me la sento di percorrere le stradine deserte al buio di mezzanotte, a tutto c’è un limite.

L’ameno guardiano dei ruderi che mi ha inquadrato dall’arrivo dopo avermi chiesto da dove sia sbucato dice che sono “pazzo di catena”. Io trovo l’affermazione tutt’affatto calzante in ragione delle caratteristiche dell’organo di trasmissione.

Da vedere anche la zona di Erice, incredibilmente verde. La salita verso il paese per la meccanica è un esame superato con lode, il paese è un gioiello e credo si potrebbe pensare ad un viaggio in Sicilia solo per visitarlo. La discesa verso Catania, 30 km senza incontrare anima viva, si percorre a motore spento con il pulsante bici pigiato ed è un tripudio di strapiombi, panorami sulle isole Egadi e canto d’uccelli.

suggestione

A Catania la cinghia di trasmissione mostra preoccupanti segni di cedimento e quando già mi vedo a contrattare con un demolitore per l’abbandono appare l’angelo custode sotto forma di un ricambi Piaggio aperto il giorno 20 agosto (!), trovo persino una cinghia dentata per alte prestazioni che acquisto rapidamente a condizioni di saldo.

Dopo un altro traghettamento, finalmente la meta!

Favignana è ricca di opportunità per il turista che cerchi input sia culturali che ludici, i luoghi da visitare possono restituire sensazioni d’incantevole bellezza, ma anche stimoli di riflessione.

Per il primo aspetto penso ai fondali cristallini ed ai paesaggi come Cala rossa. Per raggiungerla mi avventuro in un trial così impegnativo che al ritorno i rumori provenienti dalla trasmissione si fanno decisamente preoccupanti , temo addirittura di aver rotto un cuscinetto della scatola ingranaggi ma per fortuna ci vuole ben altro.

Consigliabili sono le gite di un giorno alle vicine isole di Marettimo e Levanzo, dove ci sono quieti villaggi di pescatori , testimonianze di insediamenti preistorici e rasa macchia mediterranea, sarebbe bello un trekking all’interno ma il sole di agosto è veramente impietoso e desisto.

pescivendoli

A Marettimo decido di aggregarmi ad un gruppo per il giro dell’isola. Sulla barca faccio amicizia con una ragazza molto carina di Milano. Lei ha appena sostenuto l’esame di maturità ed è in vacanza con i suoi. Le racconto cosa sto facendo e lei spalancando gli occhi esclama:”ma sei un mito”.

Raggiungo l’apoteosi e gongolo tutto, poi scopro che anche lei ha un Ciao che purtroppo è fonte di preoccupazioni, infatti ai semafori tende a spegnersi. Allora sfoggio le mie profonde competenze meccaniche e mi prodigo nel consiglio di sostituire la candela.

Non si possono perdere a Favignana le visite guidate che il Comune organizza alla tonnara, ci si può rendere conto della durezza delle condizioni di vita e di lavoro di pochi anni fa, ma anche delle tecniche di pesca e degli attuali problemi dell’economia locale.

Infine sarò ovvio, ma non posso esimermi dal declamare le lusinghe della cucina siciliana: ho provato tutto. Forse dipende anche da questo se gli ultimi km sono stati per il motore i più difficili da sostenere.

Con questo resoconto di viaggio semiserio ho cercato di dimostrare che: per provare l’ebbrezza dell’avventura e del vento sul viso, non è necessario né allontanarsi tanto né spendere decine di milioni per l’acquisto del mezzo.

C’è una nota triste: io ed il mio “Ciao” abbiamo resistito tanti anni a strade cittadine dissestate, al lievitare del costo delle assicurazioni, persino gli incentivi ruffiani per la rottamazione ci avevano trovato indifferenti, eravamo anche determinati a superare l’ostacolo della benzina verde, ma all’incubo ed al ricatto della revisione periodica non ci siamo potuti piegare…

….così ci siamo salutati. Però mi manca.

La scheda tecnica

Alimentazione:

  • carburatore da 12/12 a 13/13, cassetta d’aspirazione di maggior volume con elemento filtrante sostituito;

Motore:

  • collettore di aspirazione lucidato ed aumentato diametro da 12/12 a 13/13;
  • anticipo aspirazione su spalla albero motore;
  • biella alleggerita e lucidata;
  • interno carter lucidato a specchio ed eliminato spigoli vivi;
  • cilindro e pistone 65 cc con sette luci di travaso;
  • eliminato sbavature di fusione e lucidato luci travaso pistone;
  • testata con maggior rapporto di compressione;
  • volano magnetico alleggerito del 35%;

Scarico:

  • marmitta ad espansione ad elevato volume;
  • silenziatore in alluminio autocostruito;

Trasmissione:

  • pulegge variatore sostituite e successivamente tornite per migliorarne la resa del profilo;
  • aumentato tensione molla di contrasto;
  • variato peso masse centrifughe;
  • cinghia di trasmissione dentata;
  • ingranaggi trasmissione finale a denti dritti con rapporto allungato;

Ruote:

  • cerchi in lega del “Si”;
  • copertone posteriore da 2 ½ a 3 ¼ di pollice;
  • copertone anteriore da 2 a 2 ¾ di pollice;

Varie:

  • parafango posteriore allargato per alloggiare il copertone maggiorato;
  • montanti sella limati di ½ cm nel punto di maggior larghezza del pneumatico;
  • prese d’aria supplementari su carter destro per raffreddare trasmissione;
  • targa montata lateralmente;
  • contachilometri digitale (per uso ciclistico).

Prestazioni:

  • accelerazione a livello scooter;
  • velocità: 100 km/h;
  • i copertoni maggiorati sopperiscono l’assenza di sospensioni.
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11 pensieri su “Ciaone

  1. Mi fa ricordare il mio Ciao verde. L’ ho ereditato dal fratello, era quello con il fanale tondo, la prima versione con bicicletta incorporata. Mi pare anno 1967/68. Erano motori robusti, ricordo con piacere la gara con il Garelli nel 74 e al mio amico gli si inchiodò, caricai sul mio Ciao l’appiedato e andammo finalmente a scuola… bei tempi !

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    1. Grazie per l’apprezzamento! Se l’hai ancora e me lo affidi te lo trasformo in un missile termonucleare. Per fortuna l’articolo risale al 1999 che non ti conoscevo altrimenti mi sarei autoaccusato di aver imitato la tua prosa.

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  2. Ciao Joseph, purtroppo richiedono un po’ di tempo ma sarebbe bello che scrivessi altri post così, il racconto del viaggio è divertentissimo fin dalle prime righe e hai centrato perfettamente il tono umoristico (ma comunque senza trascurare il contenuto) tenuto per tutto il tempo. Sarà che ho un blog narrativo ma alla fine questo è il tipo di post che mi piace di più leggere. Che ridere il casco sospetto perché ben allacciato ^^ Mi sa che era proprio l’epoca di quei seminari sul pensiero positivo così utili… gli anni ’90. Ho un amico che sarà più o meno tuo coetaneo e anche lui ha avuto una “vita precedente” simile alla tua, e proprio in quegli anni la sua azienda aveva costretto lui e i colleghi a seguire questi seminari sul pensiero positivo al termine dei quali dovevi fare la camminata sui carboni ardenti! Sono stati tanto efficaci che gli è venuta la depressione e ha mollato tutto cambiando vita! 😉 Ciao 🙂

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    1. Ma buongiorno! Un’altro commento di quelli da scrivere da soli ma che vale molto di più perchè proviene da persona stimata sia in quanto tale che come blogger. Il tempo necessario a pubblicare una cosa del genere effettivamente è lungo perchè bisogna: costruire qualcosa (il ciao), fare qualcos’altro (il viaggio) e poi resocontare tutto questo. La cosa più difficile è però trovare “l’ispirazione”, cioè la voglia ed il modo giusto per scriverlo. Mi sorprende ed ammiro la tua attenzione e la capacità di ricordare e ricollegare “mattoncini lego” distanti nel tempo e nello spazio. Particolari di un vecchio articolo o pezzi di conversazione che siano. Infine apprezza “l’astuzia” del titolo volto ad indicizzare i motori di ricerca di chi cerca notizie sul penoso caso politico. La parola “ciao” sarebbe stata troppo generica. Quindi un’ottima giornata a Te!

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      1. E’ vero, leggo (o ascolto) con attenzione e interesse, che alla fine è un modo per rispettare noi stessi e gli altri. Hai ragione, occorre una certa ispirazione per raccontare di sé in modo divertente, ma spero ti venga spesso perché ti riesce bene. Buona giornata a te 🙂

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      2. Ciao Ilaria, oggi ho una punta anomala di accessi all’articolo “Ciaone” di cui abbiamo stamane. E’ strano perchè di solito pochi vanno a leggere i vecchi articoli. Per caso m’hai fatto pubblicità?

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      3. Ciao Joseph, che strano… No, non lo so perchè sia capitato ma a volte anch’io vedo che sul mio blog ho delle “impennate” in vecchi post, non so se siano algoritmi o cosa, non lo so spiegare. Perché non abbiamo neanche gli “ultimi commenti” in evidenza, come hanno alcuni blogger nella colonnina a destra (e lì si spiega). Boh! (che risposta, eh? 😉 )

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