A piedi nudi nel parco

Un film intenso, commovente e lietofine.
Dal 1967 a oggi non è più il caso di avventurarsi scalzi per i prati, se proprio non vi pungete con qualche ago infetto è quasi certo sprofondare nel fango fino alle ginocchia.
Ho reinterpretato le classiche infradito giapponesi, utili ad evitare questi rischi, utilizzando degli scarti di compensato marino e delle camere d’aria per bicicletta troppo rabberciate per essere ancora montate in una ruota.
In realtà le ho costruite qualche anno fa, poco prima di un viaggio in bici, affinchè assolvessero a più funzioni: fondo rigido delle sacche e ciabatte da doccia con i requisiti dimensionali e di leggerezza introvabili in prodotti commerciali. L’impiego della camera d’aria poi, per un accessorio di un viaggio in bici, è quasi un cameo.
A distanza di tempo ho deciso di costruirne ancora tralasciando gli aspetti funzionali ed utilizzando del compensato impiallacciato in essenze nobili che ho a disposizione in questo momento.

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2 pensieri su “A piedi nudi nel parco

    1. Grazie Rob. In effetti le infradito sono scomodissime per camminare ma queste servono solo per la doccia e solo per i viaggi. Come ho scritto nell’articolo, prima o poi ne farò di più comode e più belle. Se interessa barattarle con i prodotti del tuo orto fai un fischio…. 😉

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